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Cancro al polmone, 38mila nuovi casi in Italia

Il fumo è la causa principale. In arrivo nuovi farmaci, addio chemio

Pubblicato il 12/11/2013 da Prevenzione a tavola

Nuove terapie efficaci in arrivo e un vecchio problema ancora tutto da risolvere. La lotta alla forma di cancro più diffusa e letale, quella al polmone, passa da qui. Mentre i ricercatori procedono nella messa a punto di nuove opzioni di cura, sempre più personalizzate e meno tossiche, resta molto da fare per far passare il messaggio (semplicissimo) di prevenzione: non fumare, perché in otto casi su dieci chi si ammala di cancro polmonare è un tabagista. Lo hanno ricordato gli esperti riunti a Milano in occasione del mese di sensibilizzazione su questa malattia e per fare il punto dopo il convegno mondiale sul cancro ai polmoni da poco conclusosi a Sidney, in Australia. NUOVI FARMACI IN ARRIVO: ADDIO CHEMIO - «Il tumore al polmone è la prima causa di morte per cancro e in Italia si stima che nel 2013 ci saranno 38mila nuove diagnosi, di cui quasi il 30 per cento dei casi nelle donne – dice Federico Cappuzzo, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Toscano Tumori-Ospedale Civile di Livorno -. Il fumo è il principale fattore di rischio: su 100 pazienti, 80 sono fumatori o lo sono stati». Il restante 20 per cento dei malati o è esposto al fumo passivo o si ammala per ragioni ancora ignote, per lo più legate a delle mutazioni del Dna oggi sempre meglio riconosciute dai ricercatori (come quelle del recettore del fattore di crescita epidermico EGFR e dei geni Met, Alk o Kras). «Proprio i farmaci biologici mirati contro queste mutazioni, in grado di spegnere l’interruttore del processo di crescita del tumore, sono fra le principali novità emerse al congresso mondiale – prosegue Cappuzzo -: alcuni sono già approvati e in commercio anche in Italia, altri sono ancora in fase di sviluppo, ma disponibili per i malati all’interno di sperimentazioni. L’obiettivo futuro è eliminare la chemioterapia “generica”, che colpisce indistintamente cellule sane e malate, per utilizzare in modo crescente le target therapies, ovvero i farmaci a bersaglio molecolare e biologici, che aumentano l’efficacia della terapia e riducono, nel contempo, gli effetti collaterali». SOLO LA META’ DEI MALATI IN ITALIA HA UNA DIAGNOSI PRECISA - «Queste nuove cure allungano l’aspettativa di vita dei pazienti con una buona qualità di vita – sottolinea Filippo de Marinis, direttore dell’Oncologia Toracica dell’Istituto europeo di oncologia di Milano . Alcuni farmaci biologici, oltre ad avere minori conseguenze indesiderate, prevedono una via di somministrazione orale che permette al paziente di “curarsi” a casa propria recandosi in ospedale solo per i controlli. Per avere accesso a queste cure, però, è fondamentale avere una diagnosi precisa: sapere di preciso di quale si tratta fra le varie forme di cancro al polmone (carcinoma squamocellulare, adenocarcinoma, a piccole cellule, per citarne alcune) e quali sono le eventuali mutazioni genetiche presenti». La Tac da sola, insomma, non basta. Bisogna prelevare, con una biopsia, una parte del tessuto canceroso e farla analizzare in laboratori di anatomia patologica altamente specializzati così da individuare le eventuali alterazioni genetiche e poter scegliere i farmaci più efficaci in base alla malattia del singolo paziente. «Ma oggi – continua De Marinis - solo la metà dei pazienti in Italia ha questa possibilità perché non tutte le Regioni sono attrezzate. E’ fondamentale avere team multidisciplinari, per poter curare una neoplasia così complessa come quella polmonare, e potenziare i laboratori di anatomia patologica degli ospedali e avere reti ben coordinate per poter inviare ai centri più attrezzati (non tutti gli ospedale possono avere laboratori super-specializzati, non avrebbe senso) i tessuti da far analizzare e avere i referti in tempi brevi. Adesso, in mancanza di centri e una rete adeguata, molti reparti e medici, per poter offrire diagnosi e cure complete, fanno viaggiare pazienti e campioni di tessuto». L’80 PER CENTO DEI MALATI LO SCOPRE IN RITARDO - Le nuove cure possono essere usate, a seconda dei casi, in combinazione o da sole o in sequenza fra loro, o dopo una terapia di prima linea quando la malattia si ripresenta. Così è possibile allungare in modo notevole la vita dei malati (passando anche da pochi mesi ad alcuni anni), ma non si parla di guarigione. Purtroppo l’80 per cento dei pazienti arriva alla diagnosi quando il tumore è ormai in stadio avanzato e solo raramente, per lo più per caso, si arriva a trovare lesioni di pochi millimetri, che possono essere asportate con la sola chirurgia senza che si siano già diffuse. «Il fatto è che questo tumore è spesso asintomatico – concludono gli esperti -, può svilupparsi molto in fretta e gli eventuali segnali iniziali sono molto vaghi (mancanza di respiro, affanno, tosse cronica, raucedine della voce, dolore toracico) e assai diffusi fra i fumatori. E proprio perché avere una diagnosi precoce oggi è molto difficile, è ancora più importante non fumare. Solo così, dicendo addio al tabacco, si ridurrebbe in modo drastico il numero di malati e di morti in tutto il mondo». Vera Martinella (Fondazione Veronesi) per Il Corriere della Sera



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