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Gli Intoccabili

di Paolo Becchi

Pubblicato il 09/11/2013 da Paolo Becchi

La mozione di sfiducia presentata nei confronti del Ministro Cancellieri imporrà, quantomeno, la discussione pubblica su una vicenda già scivolata via attraverso le banalità ed i “falsi scandali” della stampa, che servono in realtà a nascondere le realtà che apparentemente annunciano di svelare. Come è accaduto con Alfano, anche questa volta la questione verrà messa a tacere: i ministri del Governo Letta non si toccano. Resta, però, una storia “sporca”, una storia “sbagliata”, una storia che dimostra la decadenza cui sono giunte le nostre istituzioni. Di cosa accusiamo il Ministro? Di aver fatto pressione, o anche soltanto sollecitato – in modo diretto o indiretto non è dato, al momento, saperlo esattamente – due funzionari della pubblica amministrazione (i vice capi del dipartimento per l’amministrazione penitenziaria Francesco Cascini e Luigi Pagano) a prendere provvedimenti in relazione alle condizione di una detenuta, Giulia Ligresti, la cui famiglia è obiettivamente legata alla famiglia di Annamaria Cancellieri, in particolare attraverso il figlio di quest’ultima, Piergiorgio Peluso. È ormai accertato che, nel corso della telefonata a Francesco Cascini, il Ministro sottolineò il rapporto di amicizia personale che la legava alla famiglia Ligresti. Così Cascini ha dichiarato: «Mi disse di essere amica dei Ligresti, famiglia nota anche perché il padre e due figlie erano state arrestate un mese prima, e un altro figlio era latitante. […] Il ministro ha avuto notizia di un detenuto a rischio non per le sue funzioni istituzionali bensì per un rapporto privato di amicizia». La Cancellieri ammette: « Mi rendo conto che alcune espressioni possano aver generato dubbi e mi rammarico per aver fatto prevalere i sentimenti sul distacco che il mio ruolo di Ministro mi impone». Annamaria Cancellieri ed i funzionari coinvolti continuano a sostenere che questo genere di telefonate, di “sensibilizzazioni” rientrano nell’ordinaria competenza e attività del Ministro: «in almeno 40 casi il ministro Cancellieri mi ha segnalato situazioni di criticità, chiedendomi: Si può fare qualcosa?» (Cascini); «[…] ho agito esattamente nello stesso modo in cui mi sono comportata in molti altri casi. Non ho bisogno di farne l’elenco. Sono tanti ed anonimi, più di cento solo negli ultimi mesi» (Cancellieri). Eppure, in questo caso, si è trattato non soltanto di una comunicazione/segnalazione per così dire “istituzionale” – come insiste il Ministro –, ma, soprattutto, di una telefonata nel corso della quale agli uffici dell’amministrazione fu fatto presente che il detenuto in questione era in rapporti di amicizia – privati e personali – con il Ministro. Cosa significa, allora, esercitare una indebita pressione su un funzionario da parte del suo Ministro? Non basta forse una sottolineatura nel corso di una telefonata, un accenno al fatto che ci sarebbero dei rapporti di amicizia tra il Ministro e la detenuta? Un esempio il più stupido possibile: nella vita di tutti i giorni, quando volete ad esempio ottenere un piccolo favore da un “amico di amici” (passare avanti in una fila allo sportello, farsi fare uno sconto al ristorante, etc.), vi basta dire, tra una frase e l’altra, “sono un amico di…” oppure vi sentite in dovere di precisare “Volevo informarvi che sono un amico di …. E ve lo dico affinché mi trattiate con particolare favore”? La difesa del Ministro sposta completamente il punto in questione, richiamandosi ad un «umanitarismo» vuoto e puramente retorico: «Le condizioni delle carceri italiane non sono degne di un paese civile, del Paese di Cesare Beccaria», «Ho il diritto di essere un essere umano». Cosa significa tutto questo? Assolutamente niente. Il problema della condizioni delle carceri – realmente disumane – non ha nulla a che vedere con un intervento ad personam da parte del Ministro (ed è proprio Cesare Beccaria ad insegnarlo). È qui che i conti non tornano più. La Cancellieri ha detto che il suo era «un dovere, un dovere d’ufficio». Ed ha aggiunto «Dicono: ma Ligresti era un’amica… E chi se ne frega». È proprio questo, invece, il punto: è il fatto di essersi servita della propria posizione istituzionale per aiutare un’amica. Il fatto che sussistessero anche le condizioni oggettive per la scarcerazione, ossia il fatto che la Ligresti sarebbe stata scarcerata lo stesso, non vale in alcun modo a giustificare quanto accaduto (così come si ha corruzione anche quando si paga un funzionario affinché compia un atto dovuto, un atto a cui sarebbe comunque tenuto dalla legge). Non si accusa certo il Ministro di essere amica della Ligresti, ma, diversamente, di averlo fatto presente ai funzionari contattati. Questo fatto costituisce di per sé una forma di indebita pressione psicologica sui pubblici funzionari da parte del loro superiore, nonché di esercizio delle proprie funzioni e poteri istituzionali per scopi privati e personali. Per questa ragione il Ministro non merita più la fiducia del Parlamento italiano. La mozione presentata dal M5S verrà, quasi certamente, bocciata. Ma gli intoccabili daranno, così, un’ulteriore prova del cancro che essi rappresentano, di quella commistione tra interessi privati ed interessi pubblici che corrode l’Italia da ormai troppo tempo.



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