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Quanto vale una vita, a Crotone

di Biagio Simonetta

Pubblicato il 06/11/2013 da Biagio Simonetta

Le Converse gialle, quelle alte, con la stella sulla caviglia. Neanche mezzo centimetro di tacco, è un po’ come camminare scalzi. Chiedere alla struttura lombo-sacrale della colonna vertebrale. Però a 11 anni le volevo dannatamente, le Converse gialle, quelle alte. E così mio padre mi accontentò, comprandomene un paio. Andammo a prenderle a Crotone, perché nel posto dove sono cresciuto quella di Pitagora è la città più vicina, il riferimento più prossimo. Era un pomeriggio di primavera, dopo la scuola. Crotone era già tiepida, quasi estiva. E io la trovavo bellissima. Appiccicato al finestrino dell’auto scrutavo ogni cosa, rapito da un fascino irrazionale che ammetto di subire ancora oggi. Crotone ha i suoi difetti. Le sue fabbriche dematerializzate, i suoi quartieri difficili, una tradizione criminale rozza e violenta. E giuro di conoscerli tutti, di avvertirne il fastidio anche a mille chilometri di distanza. Ma non ho mai rotto il filo immaginario che mi lega alla città. Qualcosa di metafisico. Non c’è materia, e forse neanche ragione. Solo istinto. Crotone l’ho tradita qualche anno fa, quando un direttore voleva spedirmi nella redazione di Piazza Pitagora a fare la “nera” insieme a uno dei giornalisti più in gamba che ci siano in Calabria, Antonio Anastasi. Invece reagii da egoista. In una settimana feci le valige per Milano, e voltai le spalle a Crotone per sempre. Ieri sera un servizio delle Iene ha fatto conoscere all’Italia il lato più doloroso di Crotone. Le scorie tossiche che avvelenano terra e mare. Il sogno industriale che s’è trasformato in un incubo di tumori e ospedali lontani. Neoplasie troppo frequenti. Donne, anziani, bambini. Un inferno chimico. Un’eterna condanna suggellata da un’atarassia vicina e lontana. Non sentirete una parola in più sulla terra dei fuochi di Calabria. Non c’è tempo per gli esseri umani, a certe latitudini. Non c’è spazio per le speranze, in un posto dove «si muore o di fame o di cancro» come raccontava un ragazzo nel servizio delle Iene. Quanto vale una vita, a Crotone?



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