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Il pasticcio dell’immigrazione

di Aldo Giannuli

Pubblicato il 04/11/2013 da Aldo Giannuli

Se avessimo bisogno di trovare un argomento per dimostrare l’incompetenza, il cinismo e la sostanziale incapacità della nostra classe politica, nessuno sarebbe più adatto del tema dell’immigrazione: la destra cavalca tutte le reazioni istintive più grezze (la paura per il diverso, il rancore sociale verso chi viene a “rubarci il lavoro”, la rivolta contro l’insostenibile pressione fiscale attribuita alle favolose cifre che si spenderebbero per dare agli immigrati alloggi, ospedali, scuole ecc.), come se per risolvere il problema bastasse non volere fra i piedi questi “intrusi”; la sinistra risolve tutto con un angelico “sinite pauperes venire”, oppure “nessuno è straniero a casa mia” e scemenze simili, come se le capacità di accoglienza fossero infinite e se il problema fosse solo di natura solidaristica e caritativa. Nessuno cerca di capire di che si tratta, quali ne siano le cause, quali i limiti, quali le opportunità che il fenomeno presenta e come governarlo. Mettiamo i piedi per terra: i signori della destra si mettano in testa che questo non è un fenomeno decidibile soggettivamente e che, quindi, si possa evitare volontaristicamente, esso ha cause oggettive e, dunque, questa grottesca riedizione della politica delle cannoniere non risolve il problema. Cattolici e sinistra si mettano in testa che non si tratta di “fare del bene” (che è anche un approccio un po’ razzista nei confronti di chi viene a lavorare) ma di governare politicamente un fenomeno sociale di vaste proporzioni e che esiste un diritto all’emigrazione ma non esiste un diritto all’immigrazione: tutti devono poter uscire di casa, ma questo non significa che automaticamente abbiano il diritto di entrare in casa altrui, se non accettati. E quindi occorre lavorare perché le società che accolgono siano sempre più disposte a farlo. Personalmente mi piacerebbe molto poter dare a tutti tutto ciò di cui hanno bisogno e mi piacerebbe dare biglietti da cento ai vecchi che stendono la mano, ma non sono Babbo Natale e devo contentarmi di fare quel che posso. Infine, la sinistra di buon cuore ed i cattolici devono capire che i problemi oggettivi ci sono, non sono invenzioni della destra, e vanno affrontati e risolti, se vogliamo togliere alla destra questi argomenti. L’etica ci impone degli obblighi, ma non dice come assolverli; questo spetta alla politica ed alla sua capacità progettuale. Sono convinto che accogliere gli immigrati sia giusto ma, se vogliamo farlo, dobbiamo trovare il modo concreto. Da laico non credo all’utilità di prediche e novene. Per cui, con calma, iniziamo a ragionare sul fenomeno ed a capire come funziona. In primo luogo una cosa: rifugiati ed immigrati non sono la stessa cosa. L’immigrato è uno che esce dal suo paese alla ricerca di una condizione di vita migliore, ma non è minacciato da alcun pericolo, il rifugiato è una persona che fugge da un pericolo di vita immediato, come quelli causati da catastrofi naturali e guerre o che scappa da un regime politico insopportabile, che minaccia i più elementari diritti umani. Mi pare che ci sia una bella differenza e, mentre gli immigrati vanno considerati un un’ottica di cooperazione, verso i rifugiati ci sono solo obblighi di soccorso, come li avremmo, ad esempio, nei confronti di persone coinvolte in un incidente stradale. E chi non sente questo dovere di solidarietà nei confronti di un altro uomo, solo per ragioni di diversa etnia o nazionalità, è un animale privo di ogni dignità umana. I rifugiati, peraltro, sono una minoranza abbastanza contenuta di questi flussi e sono un fenomeno transitorio legato ad una emergenza (anche se essa può avere una durata variabile e non sempre breve). Ovviamente, c’è la concreta possibilità che molti “immigrati” che non sono minacciati da nessun pericolo, si “imboschino” anche non aventi diritto ed anche delinquenti. Giusto: ragione di più per tenere il fenomeno sotto controllo. La politica della porta sprangata serve solo a dare un favoloso affare alla malavita ed a far entrare clandestinamente di tutto.



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