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Perché la Cancellieri andrebbe dimessa

di Biagio Simonetta

Pubblicato il 04/11/2013 da Biagio Simonetta
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Come sarebbe stata la vita di Antonino Vadalà se il suo cognome fosse stato Ligresti? Probabilmente uguale, sarebbe morto lo stesso. Perché il cancro non guarda in faccia nessuno, non teme caste, cognomi, parentele. Il cancro, per quanto bastardo, è probo. Probo come la morte, che arriva per tutti. A volte soffice e silenziosa, come una nevicata di dicembre. Altre violenta e improvvisa. Antonino Vadalà, che di cognome non faceva Ligresti, aveva 61 anni ed è morto in un letto d'ospedale. Ma fino a dieci giorni prima era rimasto in cella, senza un permesso per andarsi a curare. Era finito dentro nell'operazione "Bellu lavuru", che fece luce sulle infiltrazioni della 'ndrangheta negli appalti sulla statale 106. Doveva scontare 7 anni di galera. Si può essere d'accordo o meno sulla severità da applicare nei confronti dei detenuti, e non è certo questo il motivo di questo scritto. Il tema è complesso, e i sentimenti diventano altalenanti quando variano i reati. Potrei essere cinico, e dire che mi sta bene che a un condannato per 'ndrangheta non vengano concessi permessi, neanche davanti a un cancro. Oppure potrei essere umano, e ritenere sconcertante la vicenda di Antonino Vadalà. Punti di vista. Soggettivismi. L'unico dato oggettivo, invece, rimane la vergognosa condotta del ministro Anna Maria Cancellieri, l'amica di casa Ligresti che s'è fatta in quattro per la detenuta Giulia Ligresti. Migliaia di detenuti, in Italia, vivono condizioni simili e/o peggiori della figlia di Salvatore Ligresti. Ma la ministra Cancellieri non ha alcun moto d'umanità. Il suo è uso della carica istituzionale ad personam (o forse ad amicum) che andrebbe punito per legge. Alla Cancellieri non vanno chieste le dimissioni, ma vanno imposte. La Cancellieri va dimessa. Magari subito.



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